Domenico Cubeddu, nato nel 1934 a Seneghe nel Montiferru, ha dedicato la sua vita alla Marina Militare Italiana, distinguendosi come palombaro altofondalista e ricercatore. La sua carriera ebbe inizio nell’isola di Sant’Elena a Venezia, dove, dopo aver ottenuto il primo brevetto da palombaro, fu assegnato al Centro Studi Sezione Sperimentale del COM.SUB.IN. Qui, collaborò con la marina nazionale francese, contribuendo allo sviluppo e al perfezionamento di apparecchiature per immersioni a grandi profondità.
Abilitato all’uso delle torrette butoscopiche e della campana di salvataggio sommergibili di nave Proteo, partecipò a missioni cruciali negli anni ’60 e ’70, affinando tecniche di immersione giorno per giorno. Tra le missioni più importanti, si ricordano il recupero delle vittime dell’aereo Hercules C130 nel 1971 e vari interventi su aerei sinistrati.
Cubeddu fu anche protagonista nello sviluppo delle miscele binarie elio-ossigeno, lavorando fianco a fianco con il comandante Paul Gavarry, direttore del GERS, contribuendo a importanti progressi scientifici e tecnici. Le sue competenze furono ulteriormente messe alla prova in missioni internazionali, come quella in Tunisia nel 1956 per lo sminamento del canale di Biserta.
Nel 1969, partecipò alla demolizione della piattaforma illegale dell’Isola delle Rose, un’operazione delicata che richiese precisione e competenza. Tra il 1974 e il 1977, fu istruttore subacqueo per il re del Belgio, Philippe, e successivamente, si congedò dalla Marina per intraprendere una nuova avventura nell’industria subacquea con la Sub Sea Oil Services.
Come Team Leader, Domenico Cubeddu partecipò a operazioni di recupero archeologico e immersioni in saturazione in luoghi come il Borneo, il Brasile e il Congo. Contribuì all’installazione di piattaforme petrolifere, alla progettazione di centri iperbarici e all’addestramento del personale locale.